Cosa fare per rimontare/8
Rinnovamento e modello dei sindaci. Così Renzi riuscirà a conquistare anche il sud
Mi pare che le speranze, tutt’altro che infondate, di Renzi, di rovesciare nel ballottaggio l’esito del primo turno, siano legate a due difficili, ma non impossibili, operazioni di comunicazione politica. La prima è conquistare almeno una parte dei voti che soprattutto nel Mezzogiorno, sono andati a Vendola: per riuscirci Renzi deve riaffermare la centralità del tema del rinnovamento della classe politica e dei modelli di governo locale. di Giorgio Tonini Leggi gli interventi di Pietrangelo Buttafuoco - Maurizio Crippa - Sofia Ventura - Antonio Funiciello - Mario Adinolfi - Lanfranco Pace - Daniele Bellasio
13 AGO 20

Pubblichiamo l'ottavo di una serie di interventi sul tema "Renzi, cosa fare per rimontare". Altri seguiranno nel corso della giornata
Mi pare che le speranze, tutt’altro che infondate, di Renzi, di rovesciare nel ballottaggio l’esito del primo turno, siano legate a due difficili, ma non impossibili, operazioni di comunicazione politica. La prima è conquistare almeno una parte dei voti che soprattutto nel Mezzogiorno, sono andati a Vendola: per riuscirci Renzi deve riaffermare la centralità del tema del rinnovamento della classe politica e dei modelli di governo locale. Il successo della linea critica tenuta nelle cosiddette “regioni rosse” (e che si è dimostrata la vera alternativa, potenzialmente vincente, al grillismo) può essere utilizzato come volano per un’analoga mobilitazione nelle regioni del sud del paese, che incroci la tensione al rinnovamento incarnata, agli occhi di tanti elettori, anche del Pd, da Nichi Vendola. La seconda operazione credo debba essere quella di entrare con decisione nel campo bersaniano, affrontando all’attacco e non in difesa il principale argomento a favore del suo avversario: l’opinione diffusa, secondo la quale Renzi ha la stoffa del leader, perché ha dato prova di grande coraggio; ma è senza dubbio Bersani il più adatto al governo del paese, perché ha molta più esperienza.
Penso che Renzi dovrebbe mettere gli elettori democratici dinanzi ad una semplice domanda: siamo sicuri che all’Italia serva, in questo preciso momento storico, una leadership fondata sull’esperienza, piuttosto che una capace di coraggio? In realtà è vero esattamente il contrario. Perché per uscire dalla crisi e riprendere a crescere, per tornare a creare lavoro e restituire speranza alle famiglie e alle imprese, all’Italia oggi serve una svolta, serve un cambiamento profondo, servono riforme incisive, del tipo di quelle avviate dal governo Monti e che ora attendono una maggioranza politica in grado di rilanciarle e di dar loro una prospettiva non solo tecnica, un’anima democratica. Con Bersani il Pd non è riuscito, nonostante la paurosa crisi della destra, ad andare oltre i confini della sinistra. E’ quindi costretto a immaginare coalizioni larghe e disomogenee, da Casini a Vendola, che non potrebbero porsi obiettivi più ambiziosi di quello di durare, facendo una buona manutenzione dell’esistente. Solo un governo guidato da un leader giovane e determinato come Renzi può riuscire in un’impresa di questa portata: non a caso, in tutti i paesi del mondo, di solito si scelgono leader giovani quando si deve cambiare davvero. Del resto, Renzi è l’unico leader di centrosinistra in grado di parlare ad una parte ampia, potenzialmente maggioritaria, del paese. Un Renzi che esca vincitore dalle primarie può dunque riuscire a mobilitare l’elettorato di centrosinistra, ma anche a parlare ai tanti delusi dal centro e dal centrodestra. A unire tutti i cittadini che vogliono cambiare l’Italia, per dare al paese quel ciclo riformista che non ha mai conosciuto.
di Giorgio Tonini (senatore del Pd)
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